CRYPTOLAB

Cryptolab nasce nel 2009 come laboratorio di ricerca nel settore della sicurezza informatica ad oper...

Cryptolab nasce nel 2009 come laboratorio di ricerca nel settore della sicurezza informatica ad opera di Massimo Bertaccini, Tiziana Landi e Alessandro Passerini. In particolare, Cryptolab sviluppa un innovativo sistema informatico critpato basato su algoritmi che permetteno lo scambio in assoluta sicurezza e privacy di denaro, mediante l’uso dei telefonini. La forte idea progettuale (basata su tecnologia informatica ad altissimo livello), le capacità d’implementazione del team e il potenziale commerciale dell’applicazione di Cryptolab hanno condotto lo scorso gennaio un gruppo di business angel soci Iban a investire nella società, ritenuta ad alto potenziale. Genesi dell’investimento Il primo brevetto crittografico alla base del progetto (l’algoritmo MB09) è stato depositato da Cryptolab nel 2009. E’ con questo brevetto e un progetto di business che il team Cryptolab  si presenta a un primo incontro del Digital Ban (circuito Iban) a maggio del 2010, incontrando un gruppo di angel interessati a investimenti in ambito Ict. Il progetto colpisce: la qualità della soluzione presentata e la competenza dimostrata dal team costituiscono un motivo sufficiente a spingere alcuni angel a dichiarare non ancora la disponibilità a investire, ma l’interesse a approfondire. Come spesso succede negli investimenti early stage, in particolare in seed e pre-seed , l’incontro di un team proponente con dei business angel porta quale primo risultato il mettere a fuoco con maggiore precisione il vero punto di forza del progetto stesso e il suo modello di business. Così è per il team Cryptolab, che attraverso l’interazione con alcuni angel giunge alla determinazione di un programma operativo e di un accordo che prevede come “prima tappa” il deposito di un sistema crittografico asimmetrico (a chiave pubblica/privata) innovativo e facilmente sostituibile ad altri presenti sul mercato. Viene così creato un algoritmo di ultima generazione, definibile a “chiave mutante” in quanto può variare  la cifratura in base ad alcuni parametri insiti nell’algoritmo stesso. Tra dicembre 2010 e aprile 2011, Cryptolab deposita altri due brevetti, l’ultimo dei quali centrato su un algoritmo di crittografia dei dati assolutamente rivoluzionario per il mercato attuale. Lo scorso febbraio un gruppo di soci Digital Ban chiude il deal Cryptolab. Grazie al costante lavoro del team e alla fiducia infusa dall’intervento dei business angel, la società si appresta ora ad affrontare il mercato senza perdere di vista la ricerca, assett fondante dell’azienda. A breve la brevettazione di altri due sistemi di Firma Digitale creati sulla base degli algoritmi già brevettati, uno di essi è un” Blind Signature” ovvero un sistema che permette applicazioni del tipo Digital cash e voto segreto. “Credo che Cryptolab, prima che convincermi con valutazioni di tipo economico, mi abbia persuaso come team e appassionato come tecnologia, potrebbe essere davvero “disruptive” -  Raphael Caporali , uno degli angel che hanno investito in Cryptolab. Tecnologia e vantaggio competitivo. La crittografia è la base matematica per la determinazione dei codici che coprono segreti bancari (conti correnti, carte di credito, bonifici online, ecc..), firme digitali, password ed in generale tutto ciò che riguarda sicurezza informatica e digitale. Dunque l'importanza di questa scienza è fondamentale per lo sviluppo di tecnologie innovative quali il cloud computing, il virtual payment ed in generale per tutto ciò che riguarda Internet ed il commercio elettronico. Gli algoritmi Cryptolab, pongono come base il principio della maggior sicurezza ad un minor costo computazionale. L’ultimo sistema brevettato in ordine di tempo MB11 è un algoritmo, come detto di ultima generazione, definibile a “chiave mutante” in quanto in esso risiede la possibilità di variare la cifratura in base ad alcuni parametri insiti nell’algoritmo stesso, ma allo stesso tempo “leggero” in quanto non necessita di chiavi elevate per funzionare bene. Gli stress test eseguiti in laboratorio dimostrano che già con chiavi a 256 bit una craccatura a forza bruta (provando tutte le chiavi possibili) impiegherebbe milioni di anni per avere efficacia. Inoltre il crittoanalista non riuscirebbe a determinare nulla in base alla frequenza dei dati del ciphertext (in gergo il crittogramma) poiché ogni sessione da cifrare avente le stesse caratteristiche risulterebbe modificata. Gli ormai datati sistemi attualmente utilizzati in tutti i settori della new economy, oltre a dare segni di cedimento strutturale, necessitano di chiavi di trasmissione molto elevate (2048 bit e oltre) per funzionare in sicurezza, “pesando” molto sulla memoria e sul calcolo dei processori, appesantendone il lavoro e non permettendo più (con chiavi così ampie) di mettere in sicurezza applicazioni di entità minore (processori di tipo mobile ad esempio). Gli algoritmi Cryptolab invece sono adatti a qualsiasi applicazione nel campo della sicurezza informatica.